Un nuovo momento per la responsabilità nazionale. Bindi e Casini hanno detto la loro

Uniti per senso di responsabilità nazionale

Rosy Bindi e Pier Ferdinando Casini alla Festa Nazionale di Pesaro hanno discusso di manovra economica e di futuro per l'Italia. “Il governo e la maggioranza sono incapaci di aiutare il Paese ad uscire dalla crisi”. Bindi: “Domani in piazza dobbiamo esserci per dire al governo che così non va!”


Bindi e Casini

Quale Italia per il domani. Sul palco di Piazza del Popolo a Pesaro, la presidente dell'Assemblea nazionale del PD, Rosy Bindi e il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini hanno discusso di prospettive future per il Paese: dalla manovra economica, alle possibili elezioni; dalle alleanze, alla creazione di un programma alternativo al governo.

Italia in pericolo e il ruolo delle opposizioni. Con un governo che continua a spalmare e cambiare la manovra economica, per Casini le opposizioni dovrebbero avere un atteggiamento più serio. “La manovra cambia di giorno in giorno – ha dichiarato il leader dell'Udc – è i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Davanti all'irresponsabilità del governo, le opposizioni devono essere serie ed indicare delle strade alternative. Con il PD c'è l'accordo su alcuni temi e su altri no. Ma non si può dire siamo nella catastrofe e lo siamo tutti. In Spagna ci sono le stesse difficoltà ma lo spread non è alto come in Italia. Questo perché la Spagna si sta muovendo nella difficoltà, hanno già fissato la data per le elezioni e varata una manovra contro il deficit di bilancio”.
Il ricordo di Martinazzoli e il ruolo dei cattolici. “Io non credo nei ritorni al passato” ha dichiarato Casini. “Non ho nostalgia del passato. La storia dei popoli e dei paesi cambia nel tempo. L'unità dei cattolici al tempo della Dc era frutto di presupposti che oggi non ci sono più. Oggi c'è una grande crisi di valori. I valori cattolici, la loro identità sono a prescindere dall'essere credente o no. E noi italiani siamo figli di questa identità. Nella società multirazziale non dobbiamo smarrire la nostra identità, da dove veniamo e chi siamo. Il passato non dà risposte a questo presente. Come politici noi siamo dei privilegiati: il ricordo di Mino Martinazzoli deve insegnarci che ci sono uomini che hanno servito la politica e non se ne sono serviti. Questo è l'insegnamento che ci resta”.

Ricordando Martinazzoli, Rosy Bindi ha dichiarato che lei e Casini “eravamo i suoi due discoli, le sue spine nel fianco. Capivamo che era difficile tentare di ricostruire il percorso politico della Dc che i tempi avevano superato. Martinazzoli è stato un uomo delle istituzioni, un grande uomo al servizio del Paese. Una merce sempre più rara”. Quanto i cattolici e il loro ruolo, la Presidente ha ricordato che “il PD esiste perché ci sono i cattolici altrimenti sarebbe un'altra cosa. Un'esperienza assolutamente inedita, una scommessa unica. Se venisse meno il pluralismo all'interno del partito, verrebbe meno il PD stesso”.

Il senso dei Popolari nel PD




di Alessandro Risso

Emerge spesso una domanda: ha senso aderire da Popolari al Partito democratico? Con ciò non si intende se ha senso la prospettiva politica del PD come contenitore e sintesi della grande famiglia dei riformisti italiani, in cui i Popolari hanno pieno titolo di collocarsi. Il problema – sollevato sia da cattolici sia da persone con altri riferimenti culturali sia da giovani democratici che non ragionano con schemi passati – è piuttosto capire se il riferimento a una cultura politica nata a fine Ottocento e sviluppatasi in Italia e in Europa nel corso del Novecento non rappresenti una debolezza nella costruzione del nuovo soggetto politico. Insomma, definirsi Popolari nel Partito democratico sembra quasi voler erigere uno steccato per delimitare il proprio spazio chiudendosi ad altri. I Popolari rischiano di essere visti come reduci che innalzano inutilmente il loro logoro gonfalone – “i nostalgici saranno perdenti!” ammonisce un amico di Grignasco –, o più banalmente di essere confusi fra coloro che cercano di costruire il proprio orticello correntizio in un partito che, come ci ha scritto il segretario del Circolo PD di Grugliasco, “ha bisogno del contributo di ciascuno a prescindere dalla sua provenienza”.
Cerco di rispondere a questi legittimi dubbi.
Non devo ricordare qui cos’è il popolarismo sturziano e quali sono i suoi valori. Qualcosa si trova sul sito e a quei documenti rimando. Di certo gli ideali di democrazia, libertà, giustizia sociale, solidarietà, ricerca del bene comune sono un nostro patrimonio. Il rispetto della persona, la valorizzazione delle autonomie locali, l’attenzione ai risvolti sociali dell’economia di mercato, la moderazione e l’eticità nei comportamenti sono altri segni distintivi del nostro modo di intendere la politica. Di tutto questo non pensiamo di avere l’esclusiva, ci mancherebbe. Crediamo anzi che possano essere valori fondanti e condivisi per tutti i democratici.
A queste sensibilità ne aggiungiamo alcune di ispirazione cristiana, declinate all’insegna di quel valore di laicità che portiamo nel nostro DNA culturale. Sturzo e De Gasperi sono stati fulgidi esempi di laicità nell’agire politico. Non sventoliamo la nostra fede: lo fanno già troppi atei devoti (e interessati). Preferiamo costruire la città dell'uomo nelle scelte di ogni giorno, senza nasconderci dietro fondamentalismi di comodo.
Se ci dichiariamo in difesa della vita lo facciamo sempre rispettosi delle sofferenze fisiche e psichiche che tanti uomini e donne si trovano a dover affrontare messi di fronte alle difficoltà e alle scelte dell’esistenza. Se sottolineiamo il valore della famiglia come nucleo fondante della società, non lo facciamo per bigottismo filo clericale ma nella convinzione (e nella constatazione, in questi anni di crisi) che l’istituto familiare oltre al proprio valore etico abbia un fondamentale ruolo di ammortizzatore sociale nel solidale aiuto tra persone e generazioni. Se difendiamo, insieme alla scuola pubblica, anche la scuola paritaria (che qualcuno confonde con la scuola privata) è perché ne vediamo chiaro il ruolo educativo di qualità che va ad affiancare e potenziare il servizio pubblico.
Avendo nel bagaglio tutto questo retroterra, molti Popolari si impegnano a vari livelli affrontando i problemi sociali, economici, amministrativi e cercando proposte risolutive o migliorative, convinti che fare politica è essere dalla parte della gente, in primis dei più deboli. E tanti Popolari cercano di dare il loro contributo all'interno del PD, democratico e riformista.
Di questo partito temiamo tre possibili derive. La prima è quella laicista, che pensa di risolvere ogni problema garantendo i diritti del singolo, all’insegna dell’individualismo radicale: di Viale in lista a Torino si poteva francamente fare a meno. La seconda deriva è quella “comunista”, pensare cioè il PD come ennesima trasformazione del PCI-PDS-DS, il nuovo grande partito della sinistra italiana: con una tendenza all’egemonia sia verso altre forze di sinistra sia nei confronti di chi rappresenta le ragioni del “centro”. La terza è quella “dorotea”, intendendo l’esercizio del potere fine a se stesso, avendo come prima (e a volte unica) preoccupazione la perpetuazione del potere stesso, non disdegnando l’uso di pratiche deteriori.
Certamente anche i Popolari non sono esenti da limiti, ambizioni personali, divisioni, piccinerie, come in qualunque gruppo politico o dopolavoristico. Si sente inoltre la mancanza di una leadership riconosciuta a livello nazionale, dove i Popolari hanno perso la loro fisionomia e si sono trasformati in mariniani, franceschiniani, bindiani, lettiani, fioroniani... Che tristezza!
Malgrado ciò, i Popolari pensano di avere molto da dire e molto da dare al Partito democratico, a livello centrale e nelle tante periferie d’Italia. Nello spirito di collaborazione con chi proviene da altre storie ed è accomunato da una coscienza civile alimentata dai valori prima elencati. Quest’aura positiva, che potremmo definire “lo spirito dell’Ulivo”, è presente e vitale nel PD, malgrado incertezze e inciampi di percorso. I Popolari hanno aderito, anzi, hanno incarnato questa volontà di incontro e sintesi tra culture diverse e di inclusione di persone nuove, di “buona volontà”. Si potrebbe dire che nel PD tanti sono Popolari senza saperlo. Ma non è importante appiccicare etichette: quello che conta sono le persone e le idee.
Se l’insegna “Popolari” all’interno del Partito democratico può rappresentare un intralcio per dialogare al meglio con nuovi compagni di strada, potremmo anche fare il sacrificio di rimettere il gonfalone nel cassetto e proporre una nuova ragione sociale. Dopo tutto Sturzo per lanciare il nuovo soggetto politico nel 1919 si rivolse ai “liberi e forti”, mica ai soli cattolici, e volle il nome laico di Partito popolare, non di Partito cattolico.
Per chiarire subito le buone intenzioni di chi si riconosce con questo spirito dialogante e inclusivo nel progetto PD, cercando di abolire steccati ormai superati per andare al sodo di proposte politiche adeguate ai tempi, questa nuova corrente si potrebbe chiamare dei “Costruttori”. Mi pare che rispetto ai gruppi personali o ai “Rottamatori” il nome stesso dia già un tono diverso.
Dei Popolari non rinneghiamo nulla né riponiamo null’altro, oltre all'insegna. Per costruire il futuro, il bagaglio del passato serve eccome.

Da Amalfi, la minoranza Pd di AreaDem prova a fare il punto


I consigli di AreaDem: non basta difendersi, servono facce nuove
Pd sotto l’attacco dei giornali berlusconiani e di chi cerca una via d’uscita a destra
Amalfi (Salerno)
Area democratica, riunita ad Amalfi per il suo primo seminario estivo, avverte su di sé la responsabilità di tenere unito il Pd, soprattutto nelle condizioni in cui si trova il paese e, a maggior ragione, di fronte agli attacchi di cui il partito è vittima.
Da questo punto di vista, la componente guidata da Dario Franceschini condivide l’analisi che ha portato Pier Luigi Bersani a denunciare la “macchina del fango” che si muove contro i dem. I dirigenti di AreaDem, però, sono più prudenti nell’individuare l’origine di questi attacchi e invitano il segretario ad avere più coraggio nel rinnovare la classe dirigente, come reazione e antidoto alla presunta “questione morale” interna.
«Il Pd può contare su segretari regionali e componenti della segreteria nuovi e giovani – afferma ad esempio Francesca Puglisi, responsabile scuola proprio nella segreteria nominata da Bersani – così come sul territorio si sono affermati molti bravi amministratori. È ora che queste persone possano rappresentare anche pubblicamente il partito, che possano partecipare con più centralità alla costruzione dell’alternativa».
D’accordo è anche Tino Iannuzzi, che qui fa gli onori di casa: «Dobbiamo coinvolgere di più chi ha già una propria attività alle spalle – è il suo invito – così potremo favorire il ricambio dei dirigenti ed evitare che diventino dei politici di professione».
AreaDem, insomma, vuole essere da stimolo al Pd affinché trovi al proprio interno la via d’uscita dalla difficile situazione attuale. «La risposta deve essere politica – dice con chiarezza un dirigente dem – non ha molto senso pensare a una class action. Quello strumento, e Bersani lo sa bene perché il merito dell’introduzione in Italia è soprattutto suo, serve a difendere i più deboli dai soprusi dei più forti. Così, invece, rischia di trasformarsi in uno scontro tra poteri, partiti contro giornali».
Piero Fassino arriverà qui solo domani, per un dibattito con Giuliano Pisapia e Luigi de Magistris, ma chi gli era vicino ai tempi degli attacchi montati ad arte su Telekom Serbia ricorda la sua reazione, l’indice puntato contro il «burattinaio di palazzo Chigi », non certo contro i giornali che ne erano lo strumento.
Riguardo alla campagna di stampa contro il Pd denunciata da Bersani, Francesco Saverio Garofani, deputato tra i più vicini a Franceschini (il quale interverrà stamattina ad Amalfi in un dibattito con Gianfranco Fini e Nichi Vendola) non ha dubbi: «Non si può parlare di uno “sfogo”, come ha fatto qualcuno. Il segretario del più grande partito d’Italia ha reagito ad attacchi vergognosi che erano stati mossi contro il Pd e contro di lui personalmente dai giornali berlusconiani. La giustizia farà il suo corso, ma nessuno può accusare Bersani di aver mentito: la risposta sua e di tutti i dem è stata netta fin dall’inizio».
Anche Marina Sereni è d’accordo, notando semmai la necessità di una distinzione negli obiettivi che movimenti diversi attualmente in azione si prefiggono: «C’è una componente del berlusconismo che non si arrende al tramonto del Cavaliere e cerca di rimanere in qualche modo attaccata al potere, o galleggiando in questa condizione, a scapito del paese, o cercando una via d’uscita simile a quella del ’94, con un “nuovo Berlusconi”».
Da questi ambienti, che trovano spazio su Libero o il Giornale, la coordinatrice nazionale di AreaDem distingue quei “poteri forti” (che al Nazareno tendono a identificare in qualche modo con il Corriere della Sera) «che vogliono costruire un’alternativa che rappresenterebbe comunque un passo avanti, ma che non è pienamente politica».
Anche su questo l’analisi di molti dentro AreaDem coincide con quella del segretario. «Sono convinta – afferma Puglisi – che ci siano forti interessi in questo paese che stanno lavorando a un dopo- Berlusconi più debole rispetto a quanto rappresenterebbe uno schieramento politico guidato dal Pd». Un’aspirazione «legittima », riconosce Garofani.
Semmai, in molti si chiedono dove sia la novità: «È così da vent’anni, ce ne stupiamo solo adesso?». Lo stesso Garofani legge questo intento anche negli appelli ai cattolici moderati, indirizzati dalle colonne del Corriere soprattutto da Galli Della Loggia, a farsi protagonisti «di una via d’uscita da destra dal berlusconismo». «Comunque, Bersani ha fatto bene a lanciare un messaggio chiaro, senza incertezze o distinguo – non ha dubbi Sereni – la nostra base ne sentiva il bisogno. Dovevamo reagire con forza alla campagna portata avanti contro di noi, non certo dalla magistratura, che sta facendo con grande correttezza il proprio lavoro, ma da certa stampa».

di Rudy Francesco Calvo "Europa"

“Il PdL ha perso il senso etico” lo dice la Moratti col senno del poi


La manovra del Governo e’ stata rigorosa, ma non risponde alla domanda, che sale dal Paese, di una nuova etica politica. Non si possono chiedere ai cittadini sacrifici durissimi senza fare sacrifici a propria volta. Non si posso tassare i pensionati senza tagliare i costi della politica’. Cosi’, in un’intervista al Corriere della Sera, l’ex sindaco di Milano Letizia Moratti, secondo la quale la manovra ‘e’ il risultato di una politica che ha perso il senso etico’.

ADDIO PDL? - Sull’ipotesi di lasciare il Pdl, ‘non voglio fare passi affrettati, ma trovo sempre piu’ difficile riconoscermi in un partito che non ha saputo fare le scelte di liberta’ e di equita’ che il Paese chiedeva’, dice Moratti, sottolineando di non voler lasciare la politica. ‘Il Pdl deve tornare alle radici, alle forze del partito popolare europeo, all’idea di liberta’, di responsabilita’ individuale. Io seguiro’ con attenzione il nuovo cammino del Pdl e ne trarro’ le conseguenze’. ‘Le inefficienze della macchina amministrativa dello Stato costituiscono il maggiore impedimento allo sviluppo del paese’, sostiene Moratti. ‘Tra il ’92 e il 2000, con i governi Amato, Ciampi, Prodi, D’Alema, i costi della macchina amministrativa erano scesi di due punti di Pil. Segno che riformare e’ possibile’.

(Fonte:www.giornalettismo.com)

Anci Sicilia: vince l'asse Pd-Terzo Polo


Scala(Pd) presidente dell’Anci

L’Anci Sicilia ritrova l’unità e dopo un’intensa giornata di lavori elegge il suo nuovo presidente, il sindaco di Alcamo Giacomo Scala, che succede al primo cittadino di Palermo Diego Cammarata. Una soluzione unitaria trovata in extremis dopo che nel pomeriggio si era rischiata una clamorosa spaccatura, ma che alla fine ha accontentato tutti e ha premiato l’asse Pd-terzo polo. “Sono molto contento di come si è svolto il congresso – dice Scala che fa parte della corrente Innovazioni dei democratici – l’Anci ne esce rafforzata e ancor più unita. Se si è autorevoli, allora si può essere interlocutori credibili con le altre istituzioni per rafforzare le autonomie locali”.
La giornata è stata un importante banco di prova delle alleanze regionali, anche in vista di un possibile rimpasto a Palazzo dei Normanni, e ha certificato la tenuta degli accordi fra centrosinistra e terzo polo.
Il decimo congresso, che ha visto la partecipazione di 193 sindaci sui 258 aventi diritto in quanto in regola con i pagamenti (su un totale di 390 primi cittadini isolani), ha eletto oltre al presidente anche il consiglio regionale che sarà incaricato di eleggere il successore di Scala il prossimo maggio, quando scadrà il secondo mandato del sindaco della cittadina trapanese. Dei 65 componenti, di cui 10 di diritto (i sindaci delle città capoluogo e un rappresentante per le isole) e 55 eletti oggi con la lista unica (30 sindaci o presidenti di unioni e 25 consiglieri), 36 appartengono all’asse fra centrosinistra e terzo polo e 29 al centrodestra. Nello specifico, 12 sono andati all’Mpa, 12 al Pd, cinque a Fli e Udc e uno a testa per Sel e Api; nel centrodestra 14 al Pdl, otto a Fds e sette al Pid. Resta fuori l’Idv, ma il neopresidente Scalia si è detto pronto a rimediare a quello che ha definito un ‘disguido’: “Se l’accordo è unitario deve esserlo con tutti, quindi faremo rientrare anche l’Italia dei Valori”.
L’accordo, però, riguarda anche gli altri organi statutari dell’Anci che, sebbene verranno eletti presumibilmente a settembre, in vista del congresso nazionale di ottobre a Brindisi per il quale sono stati scelti tre consiglieri nazionali e 33 delegati, sono stati già designati. L’ufficio di presidenza, oltre a Scala, comprenderà ben cinque vicepresidenti, uno per tutti i maggiori partiti, il che potrebbe portare a 11 il numero totale dei componenti del direttivo. Poi sarà la volta del segretario generale, del collegio dei Revisori dei conti e della Siscom srl, la società facente capo all’Anci, la cui guida che finora veniva affidata al presidente andrà invece all’Udc. In barba a tagli e risparmi, sarà istituito, oltre all’amministratore, anche un consiglio di amministrazione.
”Mi congratulo con Giacomo Scala - commenta l’uscente Diego Cammarata – e gli auguro buon lavoro. Giacomo Scala sarà certamente un buon presidente e garantirà l’immagine dell’Associazione, lavorando nell’interesse di tutti i comuni siciliani”.
Parole concilianti di Cammarata che già all’inizio del congresso, tenutosi presso l’ex Deposito delle Locomotive di Sant’Erasmo a Palermo, aveva annunciato la sua intenzione di non ricandidarsi ad alcun ruolo dell’associazione. Fallito il tentativo del sindaco di Siracusa, Roberto Visentin, di rinviare l’assise (Cammarata ha preso il posto di Visentin nel 2009 in un’animata kermesse le cui sorti sono state decise da un tribunale), si è passati alle trattative. Dei 193 sindaci presenti, meno di 50 appartenevano al centrodestra e questa ha messo da subito in salita i piani di Pdl, Fds e Pid. In un primo momento, l’accordo unitario non era stato trovato, il che avrebbe comportato l’abbandono del congresso da parte del centrodestra e l’estromissione da tutti gli organi dell’Anci, oltre a vere elezioni che avrebbero rappresentato una novità per il sindacato dei comuni abituato a nominare per acclamazione in base ad accordi bipartisan. Soltanto a poche ore dalla chiusura è arrivata la quadra, grazie alle continue trattative e riunioni che hanno visto impegnati big e segretari di partito, fra cui quello del Pd Giuseppe Lupo che ha indicato a sorpresa nel consiglio il consigliere comunale di Palermo Salvatore Furceri, dato ormai per fuoriuscito dalla corrente del segretario.
L’assise ha visto l’asse Pd-terzo polo indicare Scala alla presidenza e assicurarsi la maggioranza in consiglio in vista della successione.

(Fonte:www.livesicilia.it)

Casini parla da leader del Terzo polo. La crisi apre a possibili nuove alleanze


L'intervento di Pier Ferdinando Casini alla convention del Terzo Polo: 'Io cambio l'Italia'
Venerdì 22 luglio 2011 - Auditorium Conciliazione

La storia lo insegna: quando nella vita di una nazione, una crisi economica drammatica si sovrappone ad un evidente decadimento delle istituzioni e la classe dirigente rinuncia ad esercitare il suo ruolo di guida, anche morale, il buio comincia a minacciare il futuro. Ebbene, l'Italia di oggi si trova esattamente in un tale pericoloso incrocio della storia. Ma nella classe politica non tutti ancora sembrano averne piena consapevolezza.
Intanto dalle colonne di Repubblica, Gianfranco Fini apre al governo istituzionale con Maroni Premier e il Pd nel Governo.
Il destinatario non dimostra alcuna attenzione: il Cav prende solo tempo.

Rosy Bindi Presidende del Consiglio...via ai Comitati civici per la Bindi


"In politica è doveroso cercare il dialogo e, a volte, anche il compromesso. Il dialogo e il confronto sono alle basi della convivenza civile e il fondamento per la costruzione di un mondo migliore. Ma perché possa portare a qualche risultato concreto si pratica il dialogo solo con chi accetta i fondamenti dello Stato in cui viviamo: democrazia, rispetto della legalità e dei principi e valori che sono alla base della Costituzione".

Questo è uno degli esempi di punti programmatici base che Rosy Bindi porterà in dote alla politica italiana. Prima le regole, poi il dialogo.

Eran 300, giovani e forti e sono....



Lo sfaldamento di Futuro e Libertà è una sconfitta per la democrazia italiana. Metodo mercenario della compagine di Governo nel rastrellare con le facili promesse i numeri in Parlamento.

In Sicilia l'Assessore Massimo Russo (Area Pd-Mpa) da tecnico a politico


18 luglio 2011 -

La Sicilia sta cambiando. Venite a conoscere i colpevoli“. Questo il titolo dal retrogusto amaro dell’incontro che si è svolto a Villa Igiea, a Palermo.

Protagonista indiscusso l’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo che ha riunito attorno a sé moltissima gente per annunciare il suo ingresso nellapolitica attiva, anche se – ha precisato immediatamente, una volta presa la parola – “si sporca le mani per cambiare le cose” dal 2008, ovvero da quando è entrato a far parte della Giunta di Raffaele Lombardo, oggi al suo fianco.

“Se cambiare le cose è una colpa, è bene che i cittadini sappiano chi sono i colpevoli di un cambiamento che abbiamo avviato ormai da circa 3 anni, sicuramente nella Sanità ma non solo in questo settore, il più delicato”.

Ed ha aggiunto che l’incontro di Villa Igiea è nato “da una richiesta di solidarietà e di confronto. Un’occasione di democrazia partecipata, un botta e risposta di coloro che chiedono di sapere, che capiscono di più di quello che talvolta fanno comprendere i blog, la stampa o quell’informazione che ci ha dipinto come il male assoluto, quando invece noi abbiamo lavorato, in maniera seria, soltanto per tutelare gli interessi dei siciliani che sono colpiti in questo momento da una politica nazionale che rischia di avere effetti devastanti”.

“Bisogna essere chiari. Quando si fanno scelte di alta responsabilità, si diventa irrimediabilmente politici. Non sono mai stato un tecnico. Bisogna intendersi sul significato della Politica. Perché per me è servizio, rispetto delle regole, capacità di metterci la faccia, assumersi la responsabilità per scelte, talvolta impopolari, che non guardano all’immediato consenso ma all’interesse generale. Insomma,sono un politico da vecchi tempi“. Ecco il video-intervista:

www.blogsicilia.it/video/video-542/


Fioroni in delegazione alla CISL


Fioroni (Pd) in delegazione da Bonanni Politica E' ancora scontro all'interno del Partito democratico per la piazza Fiom, e si riaccendono i riflettori sulla minoranza firmataria del documento Veltroni-Fioroni ("per evitare che il partito scivoli a sinistra"). Soddisfatto il leader di Via Po che attacca apertamente Bersani "Faccia un'analisi profonda" ed Epifani "silente su attacco a Cisl"



"Casini si tranquillizzi: il ruolo dei cattolici con la schiena dritta che evitano che il Partito Democratico scivoli verso la sinistra lo assolviamo noi, lui non si preoccupi, che grazie agli ex Ppi del Pd i suoi elettori non si spaventeranno". Lo afferma Beppe Fioroni, responsabile Welfare del Pd, in un'intervista al Corriere della Sera in edicola oggi. "Siamo noi, con la nostra presenza e la nostra iniziativa, che evitiamo che i moderati scappino dal Partito Democratico - aggiunge -. Il rischio, oggettivamente, c'è, però saremo noi a garantire che non vi sia nessuna riedizione del Pci".
Torna il peso della piazza Fiom, e con lei quello del documento Veltroni-Fioroni sottoscritto dai 75 parlamentari piddini.
Non c'è pace nel Partito democratico ed a poco è servita la decisione del segretario di non scendere in piazza sabato scorso per "non contribuire ad allargare il fossato tra i lavoratori e tra chi li rappresenta".
Al di là di tutto, la partecipazione nella piazza Fiom di esponenti della segreteria nazionale come Fassina e Orfini mandano in fibrillazione una parte degli ex margherita. In particolare di coloro che hanno sottoscritto il documento Veltroni-Fioroni. Documento che ha visto, almeno nella parte relativa alla raccolta di consenso, una partecipazione più che attiva del segretario Cisl.

Così, oggi Fioroni è andato in pellegrinaggio da Bonanni per sottolineare la "preoccupazione per il silenzio assordante di chi ha organizzato la manifestazione di sabato scorso rispetto agli slogan e agli striscioni contro la Cisl" e poi perché "il paese deve ritrovare un clima sereno e una unitarietà di sforzi per ricominciare a crescere e perché l'unità del sindacato è un valore da perseguire e le piazze non devono dividere ulteriormente".
Nell'incontro, svoltosi nella sede della Cisl in via Po, erano presenti anche Enrico Gasbarra, Marcantonio Genovese, Giampaolo Fogliardi, Simonetta Rubinato, Luciana Pedoto, Enrico Bosone, Antonio Rusconi, Andrea Marcucci, Lucio D'Ubaldo, Enrico Farinone, Tommaso Ginoble, Giampiero Bocci, Giovanni Sanga, Luigi Bobba, Emanuela Baio, Paolo Giaretta e Anna Rita Fioroni.
"Rispetto i miei colleghi che sono andati alla manifestazione della Fiom - ha spiegato Fioroni - ma la loro presenza strideva con quella dei centri sociali violenti. Non ci sono precedenti di una piazza che per manifestare un disagio sociale a cui noi siamo molto attenti, espone striscioni e slogan contro la Cisl. Un partito riformatore come il nostro non deve vedere come un nemico l'innovazione accanto alla sana difesa dei diritti dei lavoratori".

Da parte sua, Raffaele Bonanni ha apprezzato la solidarietà ribaditagli da Fioroni ("La vostra vicinanza vale molto di più - ha detto - perché ci uniscono molti elementi, culturali, di principio e le nostre storie", ed è "un importante segno di amicizia e stima e sostegno che in questo momento assume un significato molto forte"), ma non ha lesinato gli attacchi a Pier Luigi Bersani e al leader della Cgil Epifani, quest'ultimo "reo" di non aver preso le distanze dalle "ingiurie" e dalle "minacce" arrivate dalla piazza della Fiom.
"Tutti dovrebbero convenire che chiunque deve avere la libertà di dire ciò che pensa, perché la mia libertà equivale a quella degli altri. La manifestazione del 9 ottobre di Cisl e Uil è stata serena, non c'era un cartello contro nessuno, mentre contro di noi è sempre la stessa storia, si vuole zittire chi non la pensa nello stesso modo", perciò "sono molto contento della solidarietà di alcuni esponenti del Pd" meno probabilmente delle parole del segretario, Pier Luigi Bersani, "il capo di un partito riformatore - ha osservato Bonanni - dovrebbe fare un'analisi profonda su quello che sta succedendo, perché il linguaggio della violenza giustifica una violenza opposta". E ancora, Bonanni ricorda di aver visto, da parte di bersani, "poco interesse per la manifestazione che abbiamo fatto con la Uil il 9 ottobre, eppure c'erano migliaia di persone serene, di giovani; mentre ho visto interesse solo per la piazza dei 'casini'. Non dico che la nostra piazza ha l'esclusiva dell'Italia, ma non ce l'ha certo l'altra. Noi tra i lavoratori dipendenti siamo il primo sindacato".
Anche da parte del leader della Cgil, Guglielmo Epifani, Bonanni dice che si sarebbe aspettato "una presa di distanza, io avrei fatto così, è evidente che lui era avvolto in un clima che non prevedeva una assunzione di responsabilità". Ma, assicura Bonanni, "noi resisteremo a tener testa al linguaggio violento, e dovunque sarà possibile trovare investimenti noi faremo accordi".

Bonanni ha ricordato come la Cisl sia stata oggetto di attacchi anche in stagioni passate come negli anni '50 e '60, e di nuovo negli anni '80 e '90 per le sue posizioni riformatrici rispetto al mercato del lavoro: "Di questi tempi però la violenza di cui siamo oggetto è peggiore - ha sottolineato - perchè la società politica è degradata, c'è un linguaggio di violenza a destra e a sinistra, da vent'anni la società italiana non è governata".
Il leader della Cisl sa però che "all'origine di questi attacchi contro di noi c'è la riforma del modello contrattuale, ricordo che D'Alema, che forse oggi ha smarrito le sue parole, nel '98 ci chiedeva di fare quello che abbiamo fatto dodici anni dopo, il nuovo contratto è stato firmato da tutti, compresa la Cgil, tranne la Fiom, che però ormai non è più un sindacato. La Cisl in quella circostanza ha avuto una pazienza di Giobbe lavorando per coinvolgere tutti".
Infine Bonanni ribadisce di condividere le posizioni di "un partito riformatore", come il Pd si è presentato all'inizio, e cita ad esempio i suoi colloqui con l'ex segretario Walter Veltroni: "A Veltroni - ha raccontato - una volta dissi 'se voi fate una piattaforma su cui ci stanno le piccole imprese, vedrai che la Cisl ci si ritrova, e così hai la maggioranza della gente che lavora".